sabato 14 novembre 2009

Il Giorno dei Beatles







09/09/09. Una data che a detta di molti entrerà nell’annuario della musica (leggera) mondiale, esce infatti l’intero catalogo dei Beatles rimasterizzato in digitale.

Probabile, ma io mi chiedo: è vera gloria?

Sono trascorsi 40 anni dall’uscita del famoso e insoddisfacente White Album e 42 dal mitico Sergent Pepper lonely hart club band. Fu questo l’ultimo LP dei Fab Four che ho acquistato. Avevano iniziato a non piacermi più, era infatti iniziata, con buona evidenza, la deriva che li avrebbe portati prima a sciogliersi come gruppo e poi a distruggersi come persone e la loro espressione musicale ne risentiva pesantemente, pur se devo ammettere che alcune melodie erano davvero accattivanti e gli arrangiamenti incantevoli. Comunque non mi appartenevano più, o io non appartenevo più a loro, almeno all’idea che mi ero fatto dei quattro ragazzi di Liverpool.

All’inizio fu un colpo di fulmine, innanzi tutto per la musica, una rottura senza rimedio con tutto quello che fino a quel momento avevo trangugiato, musicalmente intendo, perché di inglese non spiccicavo proprio nulla, e il desiderio di capire cosa dicessero aumentò il profitto scolastico delle ore di Inglese, unica nota positiva del fatto, poiché comprendere alla bene meglio i testi delle canzoni fu una vera delusione, forse era meglio immaginare le parole e le suggestioni suggerite dalla musica.

Amavo il loro modo di vestire, purtroppo impossibile da imitare perché nei negozi che frequentavo era improbabile trovare qualcosa di somigliante e se anche ci fosse stato non avrei avuto un soldo per acquistarlo; neppure da pensare che i miei genitori spendessero denaro per sciocchezze simili.

Ancora li ammiravo perché avevano raggiunto il traguardo della celebrità con la forza dell’amicizia: quattro amici che vivevano una avventura simile assieme! Era il mio sogno, e infatti con alcuni amici creammo la nostra piccola band, che allora si chiamava complesso: i Draging Worms (vermi striscianti) con chiaro richiamo agli Scarafaggi.

Io strimpellavo la chitarra ritmica, una mitica Eko a cui avevo applicato due magneti. Dopo qualche tempo però abbandonai : la musica non faceva per me e il nostro complesso cambiò nome e formazione, ebbe alterne fortune a livello cittadino e finì con diventare un bel ricordo di gioventù.

Anche io stavo cambiando, stavo crescendo, e i Beatles, come la nostra piccola band, stavano per essere sfrattati da qualcosa di più importante.

Ultimo ricordo: qualche anno fa andai a Carpi con i miei figli, ed incuriositi dalla pubblicità ci recammo in una sala dove era annunciata una mostra che riguardava i mitici anni 60 e i complessi musicali della zona… e con mia grande sorpresa mi sono rivisto, giovane, mentre brandivo con grande impegno la gloriosa Eko; qualche riga spiegava che eravamo una delle prime formazioni della città… ed eccomi proiettato nella storia, a mia insaputa e senza nessun merito, ma così è, in quegli anni era importante esserci, non quello che avresti fatto.

domenica 11 ottobre 2009

L'Autunno è arrivato

Fuori dalla finestra il vento soffia raffiche rabbiose, spazzando i rami dalle ultime foglie.
L’Autunno è arrivato, coi cuoi colori e i suoi sapori; prima le nebbie e le brume, poi le giornate luminose e infine le piogge e oggi, inaspettato, il vento.
L’Autunno è arrivato ed è come se fosse tornato un vecchio amico: l’uva, le mele, le castagne, il vino nuovo, il tempo di fare il salame, i sughi e l’odore del mosto, le patate dolci; la temperatura ideale, i colori accesi delle vigne e degli alberi nella campagna e nei giardini, le feste, le tradizioni.
L’Autunno è arrivato ed è la stagione che preferisco.
Un tempo amavo la Primavera, ma allora era anche la primavera della mia vita; ora anch’io sono nell’autunno della mia età ed è inutile negare che mi ci trovo perfettamente a mio agio.
Non collego l’Autunno con la malinconia, per me è calore, quiete, attesa, gioia intima, gioia da condividere con gli amici, tempo di rientrare in sé stessi e di stare con gli altri, momento di comprendere il passato e progettare per il futuro.
L’Autunno è arrivato, e mi ha trovato ad aspettarlo. Non è poco.

mercoledì 30 settembre 2009

I Giovani della Bassa in 200 parole


Mi sono lasciato tentare ed ho partecipato ad un concorso letterario che si tiene in zona. Naturalmente non ho vinto e neppure ho ricevuto una menzione, ma hanno pubblicato il mio racconto nel libro di cui potete vedere la copertina, e questo per me è già un grande risultato.
Ve lo metto qui di seguito: mi dite cosa ne pensate? con sincerità, mi raccomando. Grazie.

L’attaccatutto

Alvise camminava sull’argine del vecchio fiume.

Alvise! Al per gli amici., solo Adriana lo pronunciava per intero, e come era dolce detto da lei

La luna occhieggiava tra i salici e accendeva di bagliori la corrente che scorreva in basso; guardò le luci che punteggiavano la distesa dei campi: case, conoscenti, amici. La pianura pareva estendersi all’infinito; solo quando la Boriana spazzava nebbia e smog se ne vedevano i confini: il Cimone a sud e il Baldo a nord.

Aveva realizzato il primo dei suoi sogni: l’officina, e avrebbe potuto coltivare la sua passione numero due: trattori d’epoca e gare d’aratura. Purtroppo c’era stato un problema con la sua passione numero uno: Adriana, e il suo sogno numero due: sposarsi.

Un frainteso e tutto era andato all’aria.

“Una noce sola nel sacco non fa rumore” aveva detto qualcuno “un po’ di colpa sarà anche tua”

“Forse” aveva risposto “ma ormai abbiamo rotto”

“Ti servirebbe un attaccatutto”

“Magari…” rispose sconfortato

“Ce n’è uno che non sbaglia.”

“Dimmi la marca!”

“Chiedere scusa.”

Non aveva replicato.

Ormai mancava poco alla casa di Adriana, sapeva che avrebbero ricominciato.

Sorrise tra sé: cammina Alvise, la strada si fa bella.

martedì 29 settembre 2009

Padre Pio


Il corpo di Padre Pio, dopo essere stato riesumato ed esposto alla venerazione dei fedeli, è stato definitivamente chiuso e posto nella cripta del Santuario di Santa Maria delle Grazie.

L’evento mediatico ha percorso tutto il pianeta e i mezzi di informazione hanno battuto la grancassa.

Credo che qualcun altro si sia accontentato di batter cassa…

Personalmente la faccenda non è piaciuta: per me padre Pio e molto di più e tutt’altra cosa di quel povero corpo che ha avuto bisogno di una maschera di silicone per essere presentato ai suoi fedeli e ai suoi detrattori, perché il santo cappuccino, come il Maestro, è segno di contraddizione e pietra d’inciampo, a meno di non averlo fra le pietre angolari della propria vita spirituale.

Ho avuto la grazia di poter incontrare Padre Pio vivo, anche se solo affacciato al matroneo di Santa Maria delle Grazie, quando ancora, a far da corona all’immagine della Vergine, c’erano solo gli angeli. Ero salito sul Gargano per altre ragioni, a seguito di tristi vicende familiari, ma per assicurare la mia presenza avevo messo come condizione sine qua non di poter fare una visita a San Giovanni Rotondo, e così avvenne.

Potei partecipare nel pomeriggio alla recita del Santo Rosario; e, poco prima dell’inizio, Padre Pio venne condotto a partecipare alla preghiera dal matroneo del santuario su una carrozzella. Naturalmente tra la gente, numerosa e di diverse nazionalità, si levò un considerevole mormorio e tutti gli occhi si indirizzarono alla sua figura. Immediato fu il suo rimprovero, la sua voce ruvida e dolce assieme, si levò intensa vibrante: “Guagliò, che fate?! siamo qui per pregare!”

Immediatamente gli occhi di tutti si abbassarono e con fervore ci raccogliemmo in preghiera.

Al termine seguii il flusso delle persone e andai ad assistere al saluto del Padre dalla famosa finestra del convento con l’altrettanto famoso fazzoletto.

Fu un momento importante della la mia vita, una sorta di spartiacque.

Dopo quella volta tornai ancora a San Giovanni Rotondo, ogni volta che ho dovuto prendere decisioni importanti e fondamentali. Padre Pio era già salito al Padre, ma sono convinto che proprio da quel Luogo mi abbia consigliato, guidato e accompagnato sulla strada giusta. Non c’è mai stato bisogno di fatti soprannaturali, mi è sembra bastata la pace pura che sentivo in cuore.

sabato 26 settembre 2009

Mike Bongiorno


Ho conosciuto Mike, certo nella misura in cui ne ero capace, ero allora un bimbetto di circa 5-6 anni.

Il Mike nazionale venne a Carpi per presentare le manifestazioni legate al carnevale cittadino che allora, in tempi di pre-boom o dopo-dopo guerra, veniva celebrato con gran pompa e dispendio di mezzi. Naturalmente venne ad alloggiare nell'albergo gestito da papà

Eccomi allora, nella foto di rito, vestito con una antesignana tuta di maglina e uno sguardo tra lo scocciato e il lusingato sotto l'ala protettrice di Mike, mentre mio padre in perfetta tenuta da maitre di sala, osserva con sgurdo fiero.

Ricordo un episodio di cui però non sono stato testimone oculare e quindi potrebbe essere una leggenda paesana: pare che recapitassero a Mike, nella stanza che occupava, un gran mazzo di fiori che, una volta aperto, si rivelò di finocchi... scherzo di pessimo gusto?... forse una signora respinta o un marito geloso?

Non so, però da quella volta Mike non tornò più a Carpi.